***
«Buca con acqua...». Battuta memorabile di Ugo Tognazzi nel film “Il federale2. Che però è destinato a passare alla storia per un altro motivo: la musica. La prima colonna sonora composta da Ennio Morricone. Anno 1961: la leggenda comincia. Seguiranno oltre 500
colonne sonore di successo - 30 delle quali destinate a trasformare il western in epopea - e la collaborazione con i più importanti registi dell'ultimo mezzo secolo. Una carriera consacrata il 25 febbraio del 2007, quando dopo cinque nomination non premiate, il mondo del cinema gli conferisce il Premio Oscar alla carriera.
Lui, la leggenda, è un distinto signore di 84 anni, pacato, consapevole del grande avvenire che ha dietro le spalle eppure modesto come solo i grandi sanno essere .
“C'era una volta in America” restaurato è tornato nelle sale, un film dove la musica è fondamentale. De Niro alla prima ha pianto. E lei?
«L'ho visto in anteprima a Roma, la parte aggiunta è utile alla narrazione della storia; anche se non era stata inserita nella prima versione, o meglio era stata una di quelle parti "tagliate" per ridurre la durata del film. Mi è molto piaciuto rivederlo anche se non posso fare il paragone con la grande emozione di quando lo vidi per la prima volta. Certo, è una pietra miliare del cinema italiano».
Le sue musiche sono importanti quanto la struttura del film. Qual è il segreto, come nascono le sue colonne sonore?
«Francamente non credo che sia così: le mie musiche, come tutte le altre, sono un complemento al film; se un film è bello e raccoglie il consenso del pubblico, anche la musica ne beneficia. Se il film invece non piace la musica non basta a modificare il giudizio del pubblico. Per scrivere le musiche solitamente leggo la sceneggiatura che mi porta il regista, parlo con lui, cerco di capire qual e' il risultato che vuole ottenere e poi comincio il lavoro e propongo il risultato».
Qual è il regista col quale ha avuto un miglior feeling nella collaborazione? E quello con cui è stato più difficile lavorare?
«In un rapporto con un regista, specie con un grande regista, si sente sempre tanta responsabilità; ed è sempre difficile per chi svolge un lavoro creativo. La produzione della sua arte genera sempre una sofferenza per il raggiungimento del risultato. In un film poi ci sono tante componenti, tante persone, professionisti ed artisti che lavorano insieme; ogni passaggio crea difficoltà e sofferenza per il raggiungimento di un obiettivo di cui il regista è il protagonista. Premesso questo, se devo citare qualcuno, direi che con Tornatore, un grande regista, mi trovo bene anche perché negli anni è nata un'amicizia che mi aiuta a proporre soluzioni musicali nuove, mi aiuta a sperimentare. È vero che posso sperimentare anche all'inizio di un rapporto, al primo film con un regista, per capire poi cosa lui pretende o chiede. Ma Tornatore non mi chiede, aspetta le mie proposte».
Lei va al cinema? Che tipo di film va a vedere?
«Vado poco al cinema, ma non mi perdo i successi della stagione. Sono curioso di capire se il successo è meritato. In alcune occasioni sono deluso dalle musiche».
C'è qualcuno che lei considera suo erede?
«Ci sono tanti bravi compositori, che hanno studiato e studiano, meritano di poter scrivere e lavorare; è con l'applicazione e l'originalità che potranno confermarsi e crescere. Ce ne sono molti altri che non hanno personalità e fanno musiche che assomigliano ad altre già sentite».
L'Oscar le ha cambiato la vita in qualche modo?
«No, per niente. Ho avuto tanti premi importanti, credo oltre 200. Fa certamente piacere riceverli; ma nella coscienza di chi prende un premio, compreso l'Oscar, deve esserci la consapevolezza che quel premio rappresenta solo un grande veicolo di promozione e pubblicità per il mondo del cinema. I premi li generano i film, non bisogna illudersi quando si riceve un premio. Infatti riconoscimenti importanti sono andati a anche a personaggi di cui nel giro di poco tempo non si ricorda più nessuno, degli sconosciuti».
Mi racconta la sua giornata lavorativa tipo?
«Mi alzo molto presto, eseguo degli esercizi di ginnastica, faccio una camminata, esco a prendere i giornali che leggo voracemente e poi mi metto a scrivere la musica , ancora oggi usando solo carta e matita. Altre volte invece, quando ho qualcosa di urgente da fare, comincio subito a lavorare».
Nessun commento:
Posta un commento